Il rompigoccia ci vuole sempre… per tanti motivi che scopriremo!

La competenza progettuale è spesso chiamata a valicare il confine della pratica e l’esperienza consolidata in millenni di edilizia, suggerita anche dalla necessità di contenere i costi di produzione.

il rompigoccia ci vuole sempre - danni da muffa e intonaco rovinato - romiti legno

Il caso in questione sarebbe classificabile come banale se non fosse richiamato da un contenzioso esacerbato dalla forte contrapposizione delle parti,.

L’una composta dal gruppo dei proprietari di unità residenziali (già acquistate da una società immobiliare e collocate in un prestigioso complesso condominiale di una città veneta).

L’altra costituita da ben 7 parti che avevano ricevuto in subappalto incarichi di fornitura per le diverse unità residenziali.

La società appaltatrice capofila, tenendo fede alla citazione biblica “Crepi Sansone con tutti i filistei”, ha chiamato in causa:

il progettista, la direzione dei lavori, la società subappaltante, l’esecutore dei davanzali, il falegname che ha fornito i serramenti e addirittura il tappezziere che aveva installato le zanzariere.

A un anno dalla consegna delle unità si erano formate macchie diffuse nella fascia della parete interna immediatamente sottostante alle finestre a nastro dei 4 diversi piani dedicati ai locali superiori della palazzina.

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La contestazione del difetto con alterazione dell’intonaco.

La contestazione del difetto, comune a molte unità immobiliari, era stata fatta appena si era manifestata la diffusa alterazione dell’intonaco interno.

Distribuita in modo casuale e non tipicamente localizzata dopo 6 mesi dalla consegna degli immobili.

In realtà l’azione legale dei proprietari fu però avviata ben più tardi, quando parlare del rompigoccia era evidentemente inutile ormai, dopo oltre 6 anni impiegati a comprendere “cosa fare, come e quando”.

Anche in seguito a ripetuti tentativi di eliminazione del presunto difetto, che era stato ritenuto riconducibile a un’infiltrazione dovuta all’insufficiente protezione della giunzione tra telaio fisso del serramento e piano davanzale.

La parete interessata era costituita di blocchi di mattoni alveolari termoisolanti di larghezza 24 cm, intercapedine per il contenimento di materiale termoisolante.

E controparete interna di laterizio completata a gesso e normale idropittura murale.

La formazione delle muffe

Il difetto, assai differenziato e ben riconoscibile, è costituito dalla formazione di muffe di varie grandezze distribuite con efflorescenze riconducibili tipicamente alla presenza di umidità.

Ovvero provenienti dall’esterno della paratia verticale nel nodo serramento-bancale lapideo che costituisce il davanzale.

Il perito CTU, nominato dal tribunale territorialmente competente, doveva verificare l’esistenza dei difetti lamentati e l’individuazione delle cause.

Che, al primo esame, non erano immediatamente comprensibili, ma per le quali erano state considerate 3 possibilità:


a) tenuta: mancanza di tenuta all’acqua da parte del serramento, costruito con un bellissimo legno di Sapelli e completo di maggiori componenti accessorie per la migliore funzionalità ed efficienza prestazionale;


b) condensa: formazione d’umidità per condensazione di vapore acqueo nella prospicienza della testata della muratura, con eventuale gocciolamento d’acqua condensata sul lato interno delle vetrate;


c) capillarità: infiltrazione d’umidità dall’esterno del sistema indagato con la formazione di fenomeni di capillarità verso l’interno.

acquatura del bancale e adsorbimento insufficiente acqua

L’estensione delle muffe e l’efflorescenza superficiale.


Per la conoscenza della relazione di causalità, è molto significativa un’accurata indagine sull’estensione e consistenza della formazione di muffe, che non si presentavano da sole, ma accompagnate da efflorescenza superficiale.

Le prime considerazioni escludevano qualunque difetto intrinseco sui serramenti.

Costruiti e installati 8 anni prima del momento dell’indagine, che si è svolta in una defaticante serie di sopralluoghi, da parte di ben 8 consulenti tecnici, oltre agli assistenti e ai proprietari dell’unità immobiliare.

Il CTU, per raccogliere elementi oggettivi non opinabili (e quindi contestabili), doveva comprendere come procedere nella rilevazione strumentale dei parametri d’umidità e temperatura.

Assicurando contestualmente il mantenimento del contraddittorio ed evitando così una violazione della procedura e l’invalidazione dell’impegnativa attività peritale.

I caratteri oggettivi più significativi per lo studio del fenomeno sono stati i seguenti:


♦ mancanza di tracciature verticali nelle porzioni di parete sottostante alla finestra.

Ovvero inesistenza delle tipiche “colature” presenti sul muro in caso di dilavamento d’acqua per infiltrazione dalle battute del serramento;


♦ distribuzione laterale delle formazioni fungine, superiori alla quota della linea individuata dal piano d’imposta del serramento.

Ovvero distribuzione capillare dell’acqua nella struttura edilizia circostante al nodo serramentobancale lapideo;


♦ efflorescenze anche nelle porzioni di parete soprastanti ai termoradiatori;

tale circostanza porta a escludere la condensa, insito del fatto certo che tali superfici sono riscaldate nella stagione fredda e altresì non lo sono in quella calda;


♦ fessure saltuarie nel bancale lapideo.

Ovvero nelle giunzioni delle numerose attestazioni, provviste di stuccatura con malta senza adeguata sigillatura con resine resistenti in esterno;

tali fessure permettono di valutare l’effettiva penetrazione dell’acqua meteorica all’interno della paratia;

Rompigoccia, ovviamente, mancante e quindi addio protezione!


♦ mancanza di qualunque tipo di “rompigoccia” atta a proteggere la parete esterna dalle dispersioni d’acqua piovana.

Quindi idonea a impedire la penetrazione dell’acqua attraverso le fessure presenti nei giunti;


♦ intradosso del davanzale non impermeabilizzato per evitare la diffusione dell’acqua dispersa dai
fenomeni di capillarità con direzioni anche oblique rispetto ai probabili punti d’infiltrazione.


La complessa procedura peritale atta a stabilire l’esatta relazione di causa dell’evento non è stata
conclusa.

Ma il lettore avrà arguito che la maggior parte dei periti applicati nei rilievi si è già formata un’opinione sulla verosimile natura del difetto accorso nel sistema edilizio.

L’accanimento dei periti resistenti è risultato forte anche per la quantità delle unità interessate dal danneggiamento.

Che comporta una cifra elevata per il risarcimento dei danni da rimborsare all’esito dei procedimenti giudiziali.

È inoltre evidente che il parere del CTU non potrà essere rigoroso e univoco per l’impossibilità di svolgere rilievi igrotermici in completa autonomia e indipendenza.

Avvalendosi di una metodologia di carattere scientifico, in quanto tutte le unità immobiliari erano occupate dai legittimi conduttori che potrebbero aver alterato, seppur inconsapevolmente, l’ambiente (e quindi lo “stato dei luoghi”).

Articolo di Alessandro Romiti – Studio Romiti Legno – Perito del Legno

www.romitilegno.it

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