Risponde l’esperto del legno!

Riguardo alle condizioni di giacenza del materiale in magazzino sono state raccolte opinioni contrapposte in merito all’imballaggio plastico.

Resta infatti incomprensibile se sia meglio conservare il materiale involto nel cellophane di confezionamento del parchettificio.

O, al contrario, liberarlo da tale protezione per consentire al legno di equilibrarsi alle definitive condizioni del cantiere di posa.

Qual è l’operazione più corretta?

Il materiale deve essere consegnato e mantenuto in cantiere nell’involucro originario o aperto per consentire che si equilibri alle condizioni del luogo?

Risponde Alessandro Romiti – Esperto del legno anche semilavorato

Non è possibile trovare un parere univoco su questo argomento della conservazione del semilavorato e di fatto la questione è destinata a restare controversa, perché legata a fattori diversi.

Questi sono il formato del legno, il periodo di giacenza e la variabilità delle condizioni igrotermiche del
cantiere.

Bisogna richiamare l’attenzione sull’eccellente qualità delle attuali tecniche di essiccazione artificiale, ormai consolidate in tutte le aziende produttrici di parquet.

Queste permettono di ottenere un prodotto semilavorato effettivamente rispondente all’umidità della destinazione d’uso.


Innanzi tutto è necessario ricordare che: Il cantiere di posa è sicuramente un luogo igrotermicamente indeterminabile e indeterminato.

E perciò insidioso per il parquet, poiché avvengono frequentemente ricadute di umidità impreviste e
sensibili alla stabilità igroscopica.

Infatti l’equilibratura delle malte e dei gessi di impasto idraulico e l’asciugatura delle idropitture generano
cospicui volumi di vapore che, molto spesso, non trovano una diretta evacuazione nel cantiere.

Il semilavorato e l’umidità, un’eterna lotta

A prescindere da imprevedibili fenomeni di ricaduta di umidità, qualunque cantiere non presenterà
mai condizioni di umidità simili o coincidenti con quelle dell’abitazione di destinazione.

La regola tramandata dalla precedente generazione di posatori è da considerarsi pienamente desueta per
gli standard attuali.

Poiché i formati realizzati con M/F presentano ormai rapporti di sezione medi di 1/7 anziché di quelli originari adottati 40 anni fa, contenuti in rapporti massimi di 1/5 (il rapporto tra lo spessore e la larghezza dell’elemento è, tutt’oggi, un buon indice indicatore della stabilità dimensionale del semilavorato).

Ambientare il semilavorato

Quindi il tentativo di ambientare il semilavorato prima dell’installazione indurrebbe probabilmente
una variazione dell’umidità del legno.

Con l’assorbimento del vapore acqueo presente in ambiente e un conseguente incremento delle dimensioni.

La spontanea riduzione del volume all’umidità di equilibrio che ne deriverebbe potrebbe causare sgradite
fessurazioni distribuite in modo casuale.


In conclusione è più prudente conservare il materiale nell’involucro originario, soprattutto se di
grande formato come il listone.

Per l’impiego di formati superiori (listoni, plance o tavole) lo spessore del semilavorato richiederebbe più tempo per l’adsorbimento di umidità e causerebbe anche una sensibile deformazione degli elementi.

Con sviluppo di lievi ma apprezzabili svergolamenti, arcuature e imbarcamenti, con una conseguente perdita della regolarità geometrica e difficoltà nell’accostamento dell’elemento nella fase di posa.

Questo renderebbe difficile la formazione di linee regolari di accostamento tra le liste e già in fase di posa
provocherebbe la formazione di fessure irregolari, che richiederebbero abbondanti stuccature.

Articolo di Alessandro Romiti – Studio Romiti Legno – Perito del Legno

www.romitilegno.it

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