I tasselli di fissaggio si distinguono in due principali
categorie: in materiale plastico e metallico
La signora Maria, al suo risveglio nel reparto di Chirurgia, non riusciva a immaginarsi quello che le era capitato.
L’unico ricordo preciso prima del terremoto – perché di questo era convinta si fosse trattato – era l’apertura dello sportello del pensile.

Per prendere un piatto e servire, come al solito, una pietanza di verdure al tranquillo consorte, intento al pranzo.
La prognosi per la doppia frattura esposta ai due arti inferiori era stata di quattro mesi, con tre interventi chirurgici.
Nessuno purtroppo definitivo per la sua riabilitazione.
Ormai stesa a terra dall’urto, alla sua salvezza risultò provvidenziale il piccolo tavolo della cucina che impedì al contenitore di schiacciarla.
Il peso del contenitore con dentro le suppellettili da cucina è stato stimato intorno agli ottanta chilogrammi.
Tutto ciò rientrava nella piena normalità del contesto d’uso d’una cucina senza nessun carico straordinario e/o uso improprio del mobile.
Cedimento del muro. I tasselli di fissaggio!
É stato altresì riconosciuto l’avvenuto cedimento del muro, o meglio della porzione ove
era stato inserito il tassello per il fissaggio della barra d’ancoraggio.
E, più esattamente, del sistema tassello-muro. L’elemento, che provava questa dinamica, è risultato dalla formazione tronco-conica dell’intonaco.
Intorno al foro d’inserimento di tutti e sette i tasselli, nessuno escluso.

Dopo una valutazione delle circostanze e delle presumibili cause dell’evento, la signora Maria avviò un’azione giudiziale risarcitoria nei confronti del mobiliere.
Che, ben nove anni prima, aveva provveduto all’installazione del contenitore, applicandovi tasselli d’ancoraggio risultati non idonei al tipo di parete.
Questa, realizzata con mattoni di tamponamento di tipo forato, leggero, con sei camere.
La cucina era stata montata con due pensili in più moduli, contrapposti su due pareti.
Il pensile ancora integro era stato applicato su una parete di mattoni pieni, e cioè “portante”, fissato con tasselli a espansione in acciaio (raffigurati al centro dell’immagine).
impiegati per fissare la barra in alluminio sagomata a ω.

Sul bordo di questa erano agganciati i braccetti (a U rovescia) dei dispositivi di sospensione dei pensili, specificamente brevettati per tale scopo.
Tali dispositivi permettono l’aggancio dei contenitori, il loro preciso posizionamento e allineamento con apposite viti di registro.
Il successivo serraggio e blocco sull’assetto ricercato dei mobili, così solidamente appesi.
Il pensile caduto, invece, era stato applicato, come detto sopra, a una parete realizzata
con mattoni di tamponamento di tipo forato, leggero.

Su questo tipo di parete la solidità poteva essere assicurata esclusivamente da tasselli di fissaggio di tipo plastico in PET, per i motivi che sono di seguito precisati.
I tasselli di fissaggio e le indagini peritali
La perizia disposta dal Giudice del competente Tribunale è stata affidata a due diversi e susseguenti CTU.
Subito risultò la complessità dell’evento agli effetti del riconoscimento della dinamica e quindi dell’esatto nesso etiologico.
Irripetibile e non simulabile se non con esperimenti ideali.
All’evento contribuirono fattori sconosciuti: alcuni esterni al sistema (il tempo trascorso, il carico, l’apertura dell’anta).
Altri endogeni (la morfologia della zona di collasso, le caratteristiche delle porzioni circostanti con diversi setti malta-muratura.
Il contributo di possibili deficit morfologici al sistema indagato, il serraggio del tassello già impiegato per il fissaggio della barra).
Significativo è risultato l’assetto dell’altro pensile, già applicato sulla contrapposta parete, verificato in piena solidità per una lunghezza di oltre tre metri.
Analoga composizione di diversi moduli, anche per il carico medio sopportato nell’uso.
L’installazione, effettuata oltre nove anni prima del disgraziato evento, sembrava essere stata effettuata a “regola d’arte”.
Il superamento del limite di rottura del “sistema muro” era avvenuto per fatica.
Quale risultato d’un logorante processo di stress dinamico dovuto al normale utilizzo del contenitore.
Ciclicamente gravato dai normali carichi delle stoviglie, alimentari, suppellettili e apparecchi elettrodomestici di cucina.
Le ipotesi di lavoro per lo studio delle attività peritali furono proposte e adottate in due
opposte e distinte deduzioni afferenti a diverse correlazioni di causalità.
Per l’interesse della parte attrice (la sig.ra Maria): il tassello non era inidoneo all’uso.
In quanto, essendo in lega di ferro, era utilizzabile solo su muratura di mattone pieno e non su muratura di mattone forato.
Questo, infatti, per la ridotta sezione della sede di applicazione in terracotta, avrebbe espresso maggiori tensioni, con il collasso strutturale del sistema.
Per l’interesse della parte resistente (il mobiliere): l’evento era incomprensibile e non più conoscibile nella sua esatta valutazione causale.
I molti anni trascorsi e gli eventi di una probabile manutenzione (imbiancatura dei locali) avevano “alterato” il sistema originario.
Impedendo il riconoscimento corretto delle condizioni di posa in opera e la discriminazione d’eventuali imperizie.
Perizie, muri e sempre… tasselli di fissaggio al centro della riflessione.
Partendo da queste opposte posizioni, si potrà ben capire che il lavoro dei due periti, nominati dal Giudice, è stato abbastanza arduo.
Infatti uno di questi ha rinunciato allo svolgimento dell’incarico per manifesta incapacità di competenza, imponendo una seconda nomina d’Ufficio.
L’impossibilità della ricostruzione dell’evento ha impedito un approccio sperimentale diretto, obbligando i tecnici a sviluppare un esperimento ideale.
Ovvero studiando, con simulazioni su analoghi materiali, il collasso della rottura.
Lo scrivente, già incaricato dalla sig.ra Maria di procedere nella C.T. di parte, aveva subito
affermato e sostenuto il pieno nesso di causalità.
Riconosciuto nell’inadeguatezza del tipo di tassello, già indicato dalla nota casa produttrice idoneo per fissaggi solo su pareti di mattone pieno o c.a.
Tale tassello, progettato per pareti “piene”, aveva sviluppato sull’esile setto di laterizio del mattone delle forti tensioni.
L’intonaco con malta bastarda, originario degli anni ‘60, è considerabile praticamente ininfluente agli effetti del possibile contributo di miglioramento della resistenza alla compressione.
Il limite e il punto di rottura
Tali tensioni, nei lunghi anni trascorsi, sono arrivate a sfiorare il limite di rottura.
Superandolo drammaticamente nel momento dell’apertura dell’anta per effetto dell’azione dinamica del momento di rotazione del sistema di forze in gioco.
La correlazione di causa nella vicenda dei tasselli di fissaggio “incriminati”
Le prove sperimentali, svolte empiricamente su simili materiali, sono state comparate con
gli studi svolti dalla società di produzione dei tasselli.
Brevettati da oltre trent’anni e universalmente distribuiti su tutti i mercati del mondo.
La conclusione è coordinata alle prescrizioni tecniche riportate sulle scatole di confezionamento.
Tali accessori di fissaggio sono da destinarsi a pareti piene le quali, per la loro consistenza, possono “assorbire” in più punti del cilindro d’inserzione (quello praticato nella foratura).
Le forti tensioni e corrispondenti attriti dovuti all’espansione portata dall’avvitamento della vite del tassello e l’apertura delle ali (effetto Poisson).
Nel caso in esame invece, l’esile spessore del setto esterno del mattone forato non aveva offerto la necessaria resistenza richiesta.
Tensioni massime e osservazioni del laterizio
Collassando per il superamento delle tensioni massime ammissibili nel laterizio.
Il fenomeno è facilmente comprensibile e rappresentato nel grafico delle tensioni.
Ove s’evidenzia la completa irregolarità dell’andamento delle tensioni di compressione, scaricate sul foro d’inserimento con due forti picchi.
Il rapporto tra le tensioni di rottura a compressione tra il laterizio e il metallo è di oltre 1/300.
Risultando il primo l’anello debole del sistema, con il collasso del setto e rottura con formazione troncoconica dell’intonaco.
Giova al riguardo stigmatizzare l’alta fragilità del laterizio cotto, definibile come la condizione
propria di un materiale che ha un ridotto campo plastico (comunque trascurabile) nel diagramma delle tensioni di carico di compressione.
Il diagramma di carico prevede la coincidenza del valore di rottura con il punto di massima del campo elastico (nel grafico di funzione relativo).
Tale da non permettere nessun ritardo o rinvio nella manifestazione del collasso e la conseguente rottura.
La rottura del limite del campo elastico.
La circostanza è tale da esprimere la rottura diretta, sul limite estremo del campo elastico.
Senza un preavviso che, in altri materiali (si pensi al ferro o al legno) consentono lo sviluppo di una deformazione, distribuita in un certo spazio di tempo, prodromica della rottura. Diversamente alla lega metallica un tassello in resina sintetica è provvisto della caratteristica della plasticità assumendo – con le deformazioni conseguenti al carico – le diverse conformazioni che ne impediscono l’estrazione dalla sede di collocazione.
Ciò permette di distribuire le tensioni di carico (compressione) su una superficie assai ampia (si pensi al cilindro di diametro 8 e altezza 5 mm pari allo spessore della lamella).
Omogeneizzando i valori unitari delle forze, evitando la formazione di pericolosi “picchi” deleteri per la conclamata fragilità del materiale laterizio.
Che reagisce con tensioni opposte al carico ricevuto.
Grande dibattito è sorto intorno all’incompletezza della definizione di uso dei tasselli, indicate al momento del loro uso originario nel 1993 come “fissaggio universale” (senza specificare la tipologia di parete).
Sottintendendo chiaramente alla natura delle suppellettili così applicati.
La specificazione d’uso per pareti “piene” verrà riportata infatti solo dopo il 1995 ratificando in modo più rigoroso tale distinzione.
Che, disconosciuta dall’operatore nel caso di fattispecie risulterà poi fatale.
CTP coinvolti e studio dei tasselli di fissaggio.
I due CTP hanno ribadito opposte valutazioni sulle definizioni incontrate di fissaggio leggero, pesante, universale non riscontrando una norma unitaria vigente idonea al caso.
Solo un regolamento edilizio della Regione Trentino Alto Adige esplicita una definizione di fissaggio strutturale che per analogia è stata introdotta allo studio.
La vicenda ha un lungo iter processuale, rappresentato anche dalla complessità della trattazione di tale argomento sul banco del giudice.
Perito peritorum, parola al giudice
Chiamato quale “perito peritorum” alla faticosa estrinsecazione d’articolati tecnicismi.
Conclusione su: tasselli di fissaggio e loro esiti peritali e giudiziali
La sentenza non è a oggi ancora disponibile, ma non è da ritenersi interessante agli effetti dell’intenzione divulgativa e preventiva del presente testo.
La correlazione di causa è da riferirsi agli esclusivi caratteri di qualità del tassello impiegato all’epoca della posa.
Le valutazioni di carattere quantitativo (assunte speciosamente alla parte resistente) sono risultate assorbite dalla stessa confezione dei tasselli.
Che oggidì vede indicate all’uso esclusivo solo pareti in mattone pieno o c.a.
Inoltre, chiunque potrà autonomamente apprezzare.
Come nelle rivendite d’accessori sono presenti assortimenti diversi di tasselli per diverse destinazioni d’uso e varie applicazioni su diversi supporti.
Gli elementi oggettivi della storia permettono con ragionevole certezza di assumere quanto già espresso nelle istruzioni dalla società produttrice dei tasselli.
Il lungo periodo di tempo nel quale il tassello ha “lavorato” con fatica, sui limiti di rottura del circostante setto di laterizio.
Le indicazioni per le applicazioni riportate dalla casa produttrice dei tasselli sulle confezioni di vendita.
La piena capacità e stabilità della parte del pensile applicato sulla parete di mattone pieno, contrapposto al pensile caduto per rottura del laterizio.
La natura fragile del setto esterno della foratella di laterizio, attestata da prove sperimentali e comunque empiricamente note.
Prove sperimentali e perizia sui tasselli di fissaggio e sugli altri elementi.
I referti di laboratorio per le prove effettuate dalla società produttrice ove sono richiamati valori di resistenza per pareti piene e nessun valore di resistenza per pareti a tamponamento leggero, come nel caso di fattispecie.
Articolo di Alessandro Romiti – Studio Romiti Legno – Perito del Legno
